I CATANZARESI RACCONTANO CATANZARO

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CULTURA DIALETTO TRADIZIONI

Il libro del glottologo De Luca dedicato al catanzarese Silvestro Bressi

Copertina silvestro bressi

Michele De Luca analizza molto bene le opere del Bressi dedicate ai “Bassi” di Catanzaro. Come viene precisato il popolo dei “bassi”, «non è inteso come icona stereotipata, ma nella sua partecipazione attiva alla vita quotidiana, nelle sue infinite sfaccettature, carica di umanità e di saggezza!».

          Da parte sua Mimmo Catania illustra  in modo  chiaro i contenuti del libro, soffermandosi sui singoli capitoli  e viene, alla fine della prefazione «Quando non alimenteremo i nostri ricordi, non avremo memoria!», sottolineato il fatto che «Silvestro Bressi nelle sue ricostruzioni si propone  l’umanità variopinta di un tempo e di cui purtroppo sono oggi orfani i nostri vicoli solitari di vita, i nostri rapporti frenetici, i nostri contatti virtuali con tanta poca virtù» (p. 9). Comunque dal libro emerge tutta quanta l’importanza degli studi, delle ricerche sempre originali del Bressi, che è uno studioso attento che si basa su una attenta osservazione dei fatti che descrive.

          Bressi è un «documentalista accorto», come ben dice Michele De Luca. Lo studioso catanzarese adopera una indagine che si basa su una «osservazione partecipante»  e lavora molto sul campo, e cosi ascolta e analizza i fatti che gli vengono raccontati  dalle comari della ruga, le facezie degli anziani, i canti che attengono alla vita dei contadini, e poi ancora i giochi di strada, le espressioni particolari degli amici, gli indovinelli maliziosi e tante altre cose  particolari che sfuggono  a molte persone. Sono d’accordo con De Luca quando asserisce che Bressi ci ha donato una formidabile e straordinaria documentazione, che è poi il compito di ogni studioso e ricercatore degno di questo nome; una documentazione, inutile dirlo, di prima mano, originale in cui si vede impegnato sempre lo studioso, il ricercatore che va alla ricerca appunto  di canti, di danze, del mondo che egli ha conosciuto e analizzato profondamente, un mondo fatto da analfabeti, da barbieri che si impegnano in varie e numerose attività; «I nostri saloni erano luoghi di ritrovo e di incontro». E ancora: «I barbieri erano abili suonatori di mandolino, chitarra e violino e le botteghe, tra una barba e l’altra, erano anche scuole di musica» (p.15).

Copertina Silvestro Bressi
Michele De Luca, Silvestro Bressi: il demologo dei “Bassi” di Catanzaro, Edizione Nuova Accademia dei Bronzi, 2020.

          Il demologo e studioso di tradizioni popolari narra, racconta  minuziosamente fatti, circostanze, avvenimenti e lo fa con linguaggio molto chiaro e fluido, per cui è veramente un piacere, oltre che ad essere istruttivo leggere ciò che appunto scrive, ed ecco ciò che dice di Catanzaro: «Secondo le credenze, la città è dominata  dal libeccio, dal ponente  e qualche volta dalla tramontana, per volontà di San Vitaliano, suo alto patrono, il quale volle accontentare un suo fratello che, non sopportando l’afa catanzarese, si rifiutava di venirlo qui a trovare» (p. 15); e ancora così ci viene presentato un «personaggio d’operetta» come è  l’avvocato Giglio: «L’avvocato  Giglio, oltre che un eccellente attore ,era anche un saggio regista che quando lo riteneva opportuno, faceva arrivare alle udienze i suoi assistiti con abiti malconci, occhi gonfi di pianto, barbe trascurate» (p.19); ed infine il venditore di lupini che viene descritto nel suo lavoro e attrezzi, e il brano ci fa comprendere quanto i catanzaresi prediligano questo legume: «Il lupino, che rappresentava il tipico stuzzichino catanzarese, consumato in particolare in occasioni di festività, veniva servito  con l’aggiunta di sale, origano e, per chi lo gradiva, con una spolverata di peperoncino rosso macinato» (p. 24).

          L’importanza e gli aspetti innovativi degli studi di Bressi son fatti risaltare da Michele De Luca, che cita vari e più o meno lunghi brani delle opere dello studioso catanzarese, mettendone in evidenza l’importanza e la novità. Sono vagliate e sapute ben commentare tutte le opere del Bressi, tra le quali mi limito a citarne solo alcune: Una volta a Catanzaro …. Raccolta di tradizioni popolari, Catanzaro, Vincenzo Ursini, 1998); Venditori ambulanti sui tre colli. Fiere, mercati, voci e personaggi di Catanzaro, sempre Ursini Editore, 2018; ‘U prisèbbiu cchi ssi mòtica (testi recuperati e assemblati da Silvestro Bressi, inedito, 2013), per esempio. Per quanto attiene allo spettacolo teatrale è da citare ’A fharza ‘e Carnalavara, che va associata al presepio prima citato e i due testi mostrano tante differenze ma c’è pure un elemento che li accomuna ed è quello dello «scompiglio incontrollato, sia degli attori, che dagli spettatori, che partecipano emotivamente alla festa» (p. 52).

          Nelle opere di Bressi si trovano tante notizie e aspetti che riguardano la vita catanzarese e Una volta a Catanzaro è un libro di quelle che sono le grandi tradizioni popolari della città. Qui l’A. non parla di fatti o aspetti che si trovano a Catanzaro, ma pure in altre località e città ma punta su quelle tradizioni «inaspettate, quelle che hanno reso grande la città di cui si è parlato poco» (p.55). Si tratta di cose poco conosciute come l’atto devozionale alla Madonna («la fhadda,o meglio hadda d’a Madonna»). Ma ci son date pure notizie di piatti tipici come la «‘mpanata», il pane «immerso in una ciotola con la ricotta, prima che si solidifichi». Un tal piatto ha origini lontanissime e Bressi lo descrive in modo mirabile «[…] ’A ‘mpanata è veramente prelibata! Si può assaporare solo una volta tanto nella vita, ma assicuro che in quella ciotola è il profumo ed il sapore di tutta la natura» (p.57).   Bressi fa sapere ai catanzaresi come han vissuto, chi sono stati e ancora li informa sulle loro pratiche devozionali con il libro l’Iconografia e religiosità popolare dei Catanzaresi del 2016 e tra le altre cose qui si parla di «’A pigghiata»: la cattura di Cristo.

          Nel libro De Luca dimostra non solo di conoscere e sapersi muovere in ambito delle tradizioni popolari, ma compie indagini linguistiche, dialettali, essendo egli glottologo e studioso del dialetto calabrese a cui ha dedicato importanti studi.

          Comunque nel libro si parla pure di letterati di altre epoche: Giovanni Sinàtora, Ferruccio Fregola, Giovanni Patari (Alfio Bruzio); Raffaele Cotronei: di ognuno ci vien offerto un esaustivo profilo. Poi seguono le pagine attinenti al folclore di Catanzaro e qui tra le altre cose figurano venditori ambulanti, le fiere, i mercati, e poi le figure più tipiche, quasi macchiette della città.

          Infine l’interesse per quella che è la storia locale e qui si parla di ferrovia, quella di S. Eufemia, che si biforca a Catanzaro Marina (1899-1999); il brigantaggio nel catanzarese, visto nella sua realtà e memoria, oltre che si fa riferimento ai testi orali ;e infine i calabresi e il primo conflitto mondiale del 1915-1918,  ove sono segnalati gli atti eroici del cirotano Francesco Sabatini nei combattimenti sul Monte San Michele. Orbene dobbiamo ringraziare Bressi per questi suoi preziosi e utili studi e anche Michele De Luca che ha saputo coglierne, da par suo, tutta l’importanza.

Prof. Carmine Chiodo

Università di Roma Tor Vergata

Il libro del glottologo De Luca dedicato al catanzarese Silvestro Bressi ultima modifica: 2020-10-12T14:28:46+02:00 da Prof. Carmine Chiodo
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