I CATANZARESI RACCONTANO CATANZARO

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MEMORIA

Ricordo della colonia estiva dei sordomuti

Foto Colonia

L’Istituto Provinciale per Sordomuti

Il palazzo Marincola che ospita attualmente il MARCA (Museo delle Arti di Catanzaro), custode di prestigiose opere di artisti prevalentemente meridionali, è stato sino al 1997 la sede dell’Istituto Provinciale per Sordomuti “Antonio Izzi de Falenta”, fondato nel 1859 dal Vescovo di Catanzaro Raffaele Maria De Franco.

In questa struttura i ragazzi sordomuti frequentavano la scuola elementare per molti anni, per via delle didattiche speciali; qui ritrovavano una ragione di speranza e di comprensione umana e avevano la possibilità di apprendere varie arti lavorative che si insegnavano nell’istituto. Furono in tanti i sordomuti che diventarono abili falegnami, sarti, calzolai e soprattutto tipografi. La rumorosa scuola tipografica, con a capo il maestro Martino Bellisario, era aperta anche ad allievi esterni; infatti molti sono i tipografi catanzaresi usciti da quelle mura (Abramo, Lucia, Trapasso solo per citarne alcuni). I tipografi sordi erano particolarmente richiesti perché riuscivano a concentrarsi di più sul lavoro, che all’epoca si svolgeva con macchine rumorosissime.

A Gagliano invece, in una zona all’epoca rurale, nel 1959 fu istituita la Sezione Femminile grazie alla sensibilità del Presidente della Provincia Aldo Ferrara, amico del secondo direttore dell’Istituto Felice Izzi de Falenta (figlio di Antonio), che offrì all’ente i locali destinati ad una scuola che non era mai stata aperta. La Sezione fu intitolata al padre del Presidente Francesco Ferrara. Prima Segretaria della Sezione femminile, con funzioni direttive, fu Emma Izzi, figlia del direttore Felice. Emma fu tra le prime donne ad avviare e dirigere una struttura per sordi in Italia; lo fece con passione e con la collaborazione della docente Anna Matarese fino al 1962, anno in cui la gestione della Sezione fu affidata alle Suore Salesiane dei Sacri Cuori, famose logopediste specializzate nell’educazione ai sordi. L’edificio femminile, oggi fatiscente, è nella via poi intitolata a don Smaldone, fondatore dell’ordine di queste suore logopediste.

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Ginnastica alla colonia – Foto: Archivio Izzi

E’ ancora vivo nei calabresi il ricordo di questo silenzioso istituto che, con le due sezioni maschile e femminile, ha educato ed aiutato tanti ragazzi, non solo calabresi: l’ente, uno dei migliori d’Italia, accoglieva infatti alunni e alunne da tutta la Calabria ed anche da altre regioni del meridione, prima dell’introduzione delle nuove leggi sull’integrazione scolastica, che di fatto hanno permesso di superare l’epoca degli istituti chiusi.

L’Istituto di Catanzaro è stato intestato nel 1978 a colui che lo diresse per 34 anni a partire dal 1911: Antonio Izzi de Falenta (Ancona, 1875 – Catanzaro, 1945). Fu tra i maggiori pionieri e studiosi dell’educazione del sordomuto, autore di saggi e uno dei primi italiani a formarsi presso la celebre scuola parigina del De L’Epée. Si dedicò con passione e competenza all’educazione di coloro che all’epoca erano definiti “sordomuti” o “mutolini”, ma che oggi sono chiamati più correttamente “sordi”. Al primo e grande direttore laico dell’Istituto sono state intestate una strada cittadina nel quartiere marinaro e una sala espositiva all’interno del MARCA.

Foto Colonia 1
La colonia estiva – Foto Archivio Izzi

La colonia estiva

Nel periodo estivo la grande famiglia dei sordi, sino agli anni sessanta del secolo scorso, si trasferiva dal centro alla Marina per trascorrere due mesi di vita sana e allegra.

Era questa la colonia estiva, istituita in collaborazione con il Ministero degli Interni, che si contraddistingueva tra le tante organizzate dai vari enti nella nostra provincia. Unica nel suo genere in Calabria, e forse in tutto il Mezzogiorno, permetteva ai giovanissimi sordomuti di fortificare il fisico e le qualità morali.

Nelle ristrutturate aule della scuola elementare “Pascoli” di Lido (all’epoca in un edifico comunale di via Amalfi) furono realizzati dormitorio, direzione, refettorio, dispensa ed altri servizi.

La vita della colonia specializzata si svolgeva con il ritmo e con la precisione di un cronometro svizzero. La giornata iniziava con la sveglia alle 6.30; colazione alle 7.30; poi a piedi sulla spiaggia. Dopo il saluto alla bandiera italiana iniziavano gli esercizi ginnici e vari giochi. C’era il gruppetto amante del pallone; chi costruiva castelli di sabbia; chi inseguiva il compagno.

5 Carta Intestata Istituto
Foto Archivio Bressi

L’ora del bagno, fissata per le 10, rappresentava un atteso momento di festa per tutti. Sorvegliati dagli attenti aiuto-istitutori, i giovani Polito, Gullì e De Vito, i sordi scorrazzavano nelle invitanti acque della Marina. Poi tutti al sole sino a mezzogiorno, allorquando si rientrava nella colonia per il pranzo; non prima di aver recitato le preghiere.

Il regime dietetico prevedeva per quattro giorni alla settimana carne e per gli altri tre pesce. Erano inoltre previsti minestra calda a pranzo e a cena, contorno e frutta. La domenica arrivava anche il dolce in tavola, spesso offerto da sensibili pasticcieri locali.

Nelle prime ore pomeridiane i ragazzi riposavano sotto il grande tendone appositamente allestito sulla spiaggia, lasciato dalle truppe americane; in seguito venne sostituito da tettoie in legno realizzate nella falegnameria dell’istituto perché il tendone, al sole, si trasformava in una grande sauna. Poi ancora in acqua sino al momento della merenda. A sera, dopo il saluto alla bandiera, i sordi rientravano nella struttura per la cena.

La serata si concludeva con una passeggiata o, se qualche anima buona offriva i biglietti d’ingresso, al cinema. E anime buone alla Marina non ne mancavano; di solito ad offrire gratuitamente gli spettacoli erano il Comm. Luigino Orso, titolare dell’omonimo Cinema sul corso della Marina, e gli impresari Martelli e Ricca.

Lo staff dei conduttori della colonia

Tra quanti erano impegnati nella conduzione della colonia estiva dei sordi a Lido meritano di essere ricordati: la docente Lamberti e i docenti Giambattista e Barberio; gli istitutori Giovanni Fotino e Francesco Martino; il cappellano don Antonio Sanzi; la cuoca Maria Ciaccio ed alcune suore dei conventi catanzaresi che non erano specializzate sui sordi ma prestavano egualmente la loro opera con amore, tra cui la solerte Suor Cherubina De Rosa.

Quando la Colonia non si tenne più, tanti sordi preferirono trascorrere l’estate nell’Istituto della via Nazionale per Tiriolo (oggi via Alessandro Turco) piuttosto che tornare nelle rispettive famiglie, perché in quel palazzo si sentivano come a casa, in famiglia. Altra colonia modello della nostra Marina era quella del CIF, Centro Italiano Femminile, che assisteva un centinaio di bambini della Città sotto la direzione della professoressa Maria Luppino, coadiuvata da Maria Procopio e da altre assistenti.

1 Alzabandiera Alla Colonia Mutini. Anno 1955
Catanzaro Lido, alzabandiera alla coloniaFoto archivio Bressi

Era consuetudine che autorità e personalità locali facessero visita alla colonia dei sorsi avendo così modo di apprezzare i metodi educativi, assistenziali e ricreativi degli educatori. Lo facevano il Sindaco, il Prefetto, il Vescovo, i Presidenti dell’istituto (prima Giulio Pavone poi Giulio Cosco) e l’intero Consiglio di Amministrazione, composto dal Marchese Sergio Mottola D’Amato, dal Dott. Filippo Vecchio, dall’Ing. Riccardo Alcaro e dal Comm. Alfonso Vitale.

I visitatori offrivano quasi sempre dei doni ai ragazzi, consistenti solitamente in dolciumi. Nel 1958 i sordi, nel corso della visita alla colonia del prefetto Nicosia, gli chiesero un televisore e furono accontentati. Nello stesso anno l’Avv. Aldo Ferrara, Presidente dell’Amministrazione Provinciale, regalò ai sordi il frigorifero di cui avevano bisogno.

Le autorità nelle visite erano accompagnate dal Prof. Felice Izzi de Falenta, subentrato nella direzione dell’Istituto Sordomuti di Catanzaro alla morte del padre Antonio. Anch’egli come il padre dedicò la sua vita all’educazione dei sordi, riuscendo a recuperare, istruire e integrare in società tantissimi giovani.

4 Antonio Izzi De Falenta
Prof. Felice Izzi de FalentaFoto archivio Izzi

La colonia dei sordi, così come l’Istituto scolastico di via Alessandro Turco, sono oramai solo un ricordo per i più grandi ed una testimonianza dell’attaccamento dei Catanzaresi ad una categoria di concittadini capace oggi di supplire alle proprie difficoltà con la lingua dei segni e con legislazioni molto più moderne. Va ricordato che, ancora fino agli anni novanta, nella maggior parte degli istituti per sordi italiani, compreso quello di Catanzaro, vigeva il divieto dell’utilizzo dei segni (metodo cosiddetto “francese”) per costringere i ragazzi a sforzarsi nel parlare (metodo “tedesco”) con esercizi gutturali, respiratori, e tanta logopedia.

La stampa locale riporta in più articoli la commozione e lo stupore delle autorità quando, in visita alla Colonia, qualcuno dei giovanissimi sordi riusciva a recitare una poesia di benvenuto.

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Consigliamo la lettura del libro di Felice Izzi, appassionato studioso delle problematiche dei sordi, pubblicato nel 2007, frutto di una ricerca certosina in archivi e biblioteche. Nipote di due grandi direttori dell’Istituto sordomuti di Catanzaro, Felice Izzi  sta per dare alle stampe una nuova edizione di “Quella casa silenziosa…” ampliata ed  arricchita di foto, documenti e notizie che rendono merito alla memoria di quella struttura cittadina che fu un’ancora di salvezza di tanti giovani calabresi.

Ricordo della colonia estiva dei sordomuti ultima modifica: 2020-05-03T18:28:49+02:00 da Alessio Bressi
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