I CATANZARESI RACCONTANO CATANZARO

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Bombe inglesi e gol giallorossi

Catanzaro 1938 39

L’estate del 1943 fu per Catanzaro il periodo più tragico della sua storia, la città aveva subito violenti bombardamenti che avevano causato centinaia di vittime innocenti e le ferite della guerra, nonostante i venti di guerra fossero passati in fretta nella nostra regione, erano ancora aperte, tante case erano andate distrutte. La popolazione, sfollata nei paesi vicini, nel rientrare in città doveva fare i conti con le tante difficoltà di una non facile ricostruzione, mancava di tutto e si dovevano affrontare i bisogni  quotidiani legati soprattutto alla mancanza di cibo.

Mentre la guerra continuava, sempre più aspra in altre regioni, in città si cercava di ricostruire un tessuto connettivo sociale per dare fiducia alla gente e ai tanti militari presenti in città che non trovavano punti di riferimento certi per il loro domani, c’era anche il problema della convivenza con il Comando militare alleato chiamato a governare i territori occupati.

Il Comando militare italiano, sostenuto dal colonnello Francesco Magistri, per Natale, mise in piedi una compagnia teatrale tra i soldati del XXXI Corpo d’Armata di stanza in città, con attori, musicisti, prestigiatori e artisti vari, tra cui Mario Severino e Isidoro Bergonzini, con lo scopo di sollevare il morale delle truppe e della popolazione. Gli spettacoli si svolsero nel Teatro Politeama Italia, ci fu qualche malumore tra gli spettatori perché anche le parti femminili, in mancanza di attrici, furono interpretate dagli stessi soldati.

Presso il Circolo Culturale Larussa, con sede presso il palazzo Fazzari dell’allora Corso Vittorio Emanuele, fu organizzata sempre nel Natale del ‘43, a cura di alcuni ufficiali dell’Esercito e con la collaborazione della Curia vescovile, una personale artistica di Giuseppe Antonello Leone, giovane sergente in forza al Plotone Comando del 207° Fanteria di stanza in città e di sua moglie Maria Padula.

Nelle prestigiose sale di Palazzo Fazzari furono esposte le opere dei coniugi Leone, mentre Maria Padula espose quadri con paesaggi calabresi e lucani, Antonello Leone che, dopo aver aderito, tra i primi, al movimento Futurista di Marinetti, poteva vantare prestigiosi riconoscimenti in campo nazionale tra cui un terzo posto alla XXII Biennale di Venezia del 1940, espose, oltre ai consueti paesaggi calabresi, una serie di vignette ironiche sulla vita militare del tempo e alcuni murales fatti con strappi di manifesti o opere di “archeologia murale” come amava definirli, rivelandosi vero antesignano di quest’arte.

Gli strappi dei manifesti furono fatti dai muri di una Catanzaro ferita dai bombardamenti e parte degli strappi testimoniavano, laceri, i segni delle schegge  delle bombe e le bruciature degli incendi che ne seguirono. Alla mostra, oltre alle autorità civili, militari e religiose, prese parte una folla  desiderosa di prendere parte a quella che voleva essere una rinascita culturale di una città martoriata dalla guerra; tra i tanti, come ricorda lo stesso Leone, numerosi artisti, fra questi Antonio Pileggi, Leonardo Principe, Tommaso Perrone ed un giovanissimo Mimmo Rotella.    

Furono organizzate anche manifestazioni sportive allo stadio militare, il 5 aprile 1944, fu disputata anche, con una grande partecipazione di pubblico e di soldati britannici, una partita di pallone tra la Catanzarese ed una rappresentativa di piloti della R.A.F. di stanza all’aeroporto di Isola Capo Rizzuto; per la cronaca, la partita, diretta dall’arbitro Cognetti, vide il successo dei colori giallorossi contro le maglie bianche degli inglesi per 4 a 0, i giallorossi si schierarono con la seguente formazione: Costa Cecè, Puccio, Costa P., Sinopoli, Ripepe, Gualtieri, Sofia, Codelupi, Facchini, Portelli, Giglio, gli inglesi risposero con Penna, Brown, Bruce, Howells, Hillburn, Carter, Wilson, Shell, Thomas, Tonks, Leverett; le reti di Giglio, Facchini e una doppietta di Sofia, l’intero incasso fu devoluto ai profughi di guerra che risiedevano in città. Qui è doveroso parlare di questi profughi provenienti dalla zona di Cassino e che trovarono nella nostra città e nei paesi della provincia, rifugio ed ospitalità.

E’ una pagina di storia poco conosciuta ma meritevole di essere ricordata.

Agli inizi del 1944, l’avanzata alleata era stata arrestata, dalle truppe tedesche sulla linea Gustav con caposaldo Cassino e la situazione di stallo dei combattimenti portò i Comandi alleati a scelte non facili e spesso non condivise, si decise, infatti, di iniziare violenti e continui bombardamenti a tappeto su tutto il territorio di Cassino. Ad essere colpita, sarebbe stata, principalmente, la popolazione civile, per cui si decise di lanciare milioni di manifestini, in lingua italiana, invitando la popolazione civile ad abbandonare il territorio. Una decisione dolorosa che richiedeva anche il tempo necessario per la realizzazione del grande esodo. La scelta della Calabria e di Catanzaro di accogliere e dare assistenza agli sfollati non fu casuale, i venti di guerra in Calabria erano passati in fretta, l’iniziale scelta dei tedeschi di arrestare l’avanzata alleata sull’Istmo di Catanzaro, con l’invio anche di truppe corazzate tra cui la temibile Divisione Herman Goring, era stata scartata per  la particolare morfologia del territorio che non favoriva una difesa passiva, per cui si era deciso di spostare le difese, prima sulla linea del Pollino e successivamente, sulla linea montuosa con baricentro, appunto, Cassino.

Ciò aveva risparmiato alla Calabria scontri cruenti sul territorio, se si escludono piccole sacche di resistenza sullo Zillastro in Aspromonte, sulla Sila catanzarese e sul Golfo di Santa Eufemia dove uno sbarco alleato (Operazione Ferdy) del 6 settembre 1943, sulle spiagge di Pizzo, aveva causato oltre duecento perdite agli inglesi del Reggimento Malta. Ciò non risparmiò Catanzaro e altre città e paesi della Calabria dai continui bombardamenti dell’aviazione alleata, in particolare i bombardamenti del 27 e 28 agosto avevano causato, nella nostra città, oltre 400 vittime. Ma con l’arrivo delle truppe canadesi in città e con il ripristino dei Comandi militari italiani nelle caserme cittadine, era iniziata, anche con la collaborazione diretta del nuovo Governo alleato, una certa rinascita  della vita sociale ed economica della città, con il ripristino dei servizi essenziali e con la nomina dei nuovi funzionari chiamati a sostituire la disciolta Amministrazione fascista. Come Prefetto era stato chiamato Falcone Lucifero, futuro Ministro del nuovo Governo italiano, che sembrava, per preparazione ed influenza sui Comandi alleati, dare la massima garanzia per la rinascita socio economico del Territorio.

In ogni caso, in quel contesto di distruzione e sofferenza, c’era poco da scegliere, non si potevano indirizzare, di certo, gli sfollati verso il centro e nord Italia, dove si stava spostando il fronte di guerra, né era possibile utilizzare i porti campani, completamente distrutti dai bombardamenti alleati, per allontanare le migliaia di sfollati, via mare. La scelta del Governo provvisorio italiano e di quello alleato, cadde sulla regione Calabria. Il 22 febbraio 1944, con una nota prefettizia di Catanzaro, venivano emanate le prime direttive per disciplinare l’arrivo dei profughi nel capoluogo e nella sua provincia. In ogni comune veniva istituito un Comitato di Assistenza, presieduto dal Sindaco e composto da un Ufficiale sanitario, dal Parroco e da un piccolo gruppo di persone, notoriamente attive e capaci di risolvere i tanti problemi che si andavano a creare, in ogni Comitato era prevista, inoltre, la presenza di un rappresentante degli sfollati, chiamato a rappresentare i bisogni di tutti.

La partenza su carri merci, con soste infinite sui binari morti, a causa dei danni provocati dai bombardamenti su tutta la linea ferroviaria e dalla priorità che si doveva dare ai convogli militari. Decine di migliaia gli sfollati diretti a sud, verso la Calabria dove la guerra era finita da qualche mese, ben 7.000 gli sfollati che, a piccoli gruppi, scesero, in quelle settimane, nella stazione di Catanzaro Sala, per essere sistemati, alla meglio, nei locali del cinema Teatro Masciari, in alcune Chiese della città ed in abitazioni private, assistiti, per quello che la città poteva offrire, dalla Croce Rossa, dall’E.C.A. e dalla Caritas diocesana, la Prefettura, da parte sua, elargiva un piccolo contributo di poche decine di lire per ogni sfollato. Immensa la solidarietà della popolazione catanzarese che, sebbene provata duramente dai bombardamenti dell’estate precedente, seppe accogliere quei fratelli italiani giunti da terre lontane, cui la guerra aveva riservato immense sofferenze.

Furono attivate raccolte di fondi e di vestiario per alleviare la loro sofferenza. Era naturale che la città d’allora non poteva ospitare, da sola, quella marea di sfollati, allontanati dalle loro case e dai propri affetti senza alcuna risorsa fisica e morale. Man mano che dai vari paesi pervenivano in Prefettura le disponibilità di alloggi e risorse, piccoli gruppi di sfollati venivano dirottati nei vari paesi con mezzi militari attrezzati al trasporto di civili.

Dovunque la gente faceva a gara per rendere meno dolorosa la vita a chi aveva perduto tutto sotto le bombe del fuoco amico e nemico, numerose le testimonianze dei legami socio affettivi che nacquero, in quei giorni, tra sfollati e gente del posto. Tra le tante testimonianze raccolte, una su tutte, meritevole di essere ricordata, un povero contadino che ogni mattina ritornava al suo paese, portandosi dietro la sua unica vacca il cui latte sarebbe stato distribuito ai tanti bambini ospiti. In quei difficili momenti di sofferenze e privazioni la popolazione calabrese seppe esprimere accoglienza e solidarietà verso popolazioni sbandate, una vicenda umana dimenticata dalla storia ufficiale, ma che sopravvive nella memoria e nei diari dei sopravvissuti. I civili sono, da sempre, i protagonisti dimenticati di tutte le guerre. Anche in quei momenti, furono i bambini, le donne e gli anziani, costretti ad abbandonare le loro case ed i loro averi, a disperdersi in un grande esodo dall’incerto avvenire.

Catanzaro e la sua popolazione conosceva bene la tragedia che si stava vivendo, non era passato molto tempo da quando nell’agosto di fuoco dell’anno precedente, fu la popolazione catanzarese ad abbandonare la città, colpita dalle bombe alleate, per ritrovare rifugio ed ospitalità nei paesi della pre Sila. Con lo sfondamento della linea Gustav nell’estate 1944, l’esodo ebbe termine e si organizzarono convogli per far rientrare gli sfollati nei loro territori. Un amaro ritorno perché, al loro rientro, trovarono  solo macerie e distruzioni, inoltre, all’appello, mancavano oltre duemila persone, vittime innocenti di una guerra tanto cruente, quanto inutile.

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Le due foto sono tratte dal libro ANNI RUGGENTI – LA GRANDE STORIA DELLA CATANZARESE FASCISTA – Riccardo Colao – Titani Editori – Edizione 2015 

Nel lasciare la Calabria, gli sfollati sentirono il bisogno di ringraziare la popolazione calabrese con un saluto pubblicato, il 3 agosto 1944, sulla “La Nuova Calabria”, il quotidiano che si stampava a Catanzaro e che, in parte, voglio riportare: “ Prima di lasciare questa terra ospitale e generosa di Calabria, sentiamo imperioso il dovere di salutare e ringraziare, con la voce del cuore, la brava e generosa gente di Calabria”.

Poche righe per esprimere un sentimento d’amore e di accoglienza richiamato più volte, nei suoi diari, dal filosofo catanzarese e Servo di Dio, Antonio Lombardi che visse, in prima persona, la tragedia della guerra “… i tempi di grave calamità sono quelli che rendono gli uomini più magnanimi; tutto ciò che nella vita ordinaria costituisce motivo di preoccupazione e di desiderio, nell’ora di grave pericolo, perde la sua significanza. Cadono ambizioni, si estinguono rancori, si è paghi del nulla; allora tornano a fiorire la bontà, la generosità, il coraggio. I tempi perigliosi sono, in tal modo e per qualche verso, i tempi migliori della vita …”.

A distanza di qualche settimana, gli inglesi chiesero una rivincita sul campo, ma il risultato fu ancora molto severo per i sudditi britannici, la partita finì, infatti, con il risultato di 10 a 1 per i giallorossi con le reti di Codelupi, Sofia 3, Facchini 4, Giacomini 2, mentre la rete della bandiera per gli inglesi fu siglata, sul 9 a 0, dal biondo centravanti Shell; sugli spalti, oltre le bandiere giallorosse, sventolò anche qualche tricolore.

         Inutile dire che l’intera città si strinse, sempre di più, intorno ai suoi giocatori che, a suon di gol, avevano riscattato una sconfitta militare che tanti lutti aveva portato in città.

Bombe inglesi e gol giallorossi ultima modifica: 2020-06-07T16:00:58+02:00 da Nando Castagna
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